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Quando volano gli avvoltoi
il caso Saramago
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Allo scrittore portoghese e premio Nobel José Saramago, fieramente
anticattolico, morto tre giorni fa, “L’Osservatore Romano” ha dedicato un
velenoso necrologio, macabro surrogato del rogo seguito da sepoltura in terra
sconsacrata che la Chiesa usava per gli eretici quando poteva permetterselo.
Una scomunica postmortem
“E’ stato un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino
all’ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico,
alias marxismo”, si legge nell’articolo firmato Claudio Toscani. “E per quel che
riguardava la religione, uncinata com’è stata sempre la sua mente da una
destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che
quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava, Saramago non si fece
mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico: se Dio è
all’origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l’effetto di ogni causa…
Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell’evangelico campo di
grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o
dell’inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle ‘purghe’, dei
genocidi, dei samizdat culturali e religiosi”.
La fortuna di Saramago
Si potrebbe rilevare che a dimenticare, forse per la livida rabbia che gli
provoca ogni atteggiamento razionale, è il devoto Toscani. Saramago infatti,
intervistato il 4 dicembre 1998 da “La Jornada”, ribadì di voler restare fedele
ai suoi principi comunisti “senza dimenticare che nel passato recente ed in nome
del comunismo non solo si sono commessi errori, ma pure crimini e uno ha da
portarsi tutto questo sulle spalle, anche se non ha responsabilità diretta,
perché sarebbe male se io, per il fatto che non sono responsabile diretto, non
dessi importanza a ciò”. Si potrebbe ridere del fatto che il livore sganghera
perfino la prosa e la grammatica del recensore, come qualcuno ha notato. O si
potrebbe limitarci a deplorare, come altri hanno fatto, il tono fra tripudiante
e sciacallesco del giornale vaticano.
Ma, considerando che i paesi cattolici sono pieni di sciacalli accalcati al
capezzale dei moribondi per strappargli un bacio sul crocifisso, si deve dire
che Saramago è stato ancora tanto fortunato da essere molestato solo dopo morto.
Dalla banalizzazione del sacro…
Val invece la pena riflettere sulla supponenza con cui i cattolici
considerano “banalizzazione del sacro” non prendere sul serio, cioè giudicare
per nulla attendibili, le loro credenze. I cattolici, al pari di Berlusconi, a
furia di ripetere come una giaculatoria, e in varie giaculatorie, alcuni dogmi
(la Consulta di sinistra, i giudici politicizzati, la mancanza di poteri del
premier) finiscono per convincersi che sono verità indiscubili, non solo per
loro ma per tutti.
Non hanno la minima capacità di estraniamento. Non si chiedono, ad esempio,
cosa penserebbero se una vicina di casa gli raccontasse che la ragazza del piano
di sotto ha partorito “senza conoscere uomo” e continua a essere vergine, che il
fratello di lei non abita più da loro perché è salito in cielo su un carro di
fuoco, che un lontano cugino si miniaturizza in un pezzo di pane azimo ogni
volta che un amico, vestito in modo pittoresco, pronuncia due formule e ci beve
sopra, che altri parenti sono morti e risorti o, sempre come Berlusconi,
camminano sulle acque. Ecco: se dici a un cattolico che secondo te, anche se
raccontate per venti secoli e spacciate da Ratzinger come “fatti storici”,
queste restano storielle prive del minimo fondamento, banali stereotipi derivati
da antiche religioni, cose che saranno anche serie per chi ci crede ma che a te,
quando le senti, ti scappa da ridere, tu sei uno “di nessuna ammissione
metafisica”, che “banalizza il sacro”.
Gli unici atei che un cattolico sopporta, anzi apprezza, sono quelli “devoti”
che fanno le leggi ad hoc per il Vaticano, riempiendolo di soldi e privilegi; o
che gli chiedono scusa di non avere il dono della fede e di non riuscire a
elevarsi, come vorrebbero, alle vertiginose altezze dei “misteri”. Gli unici
atei accettabili sono quelli che lo invidiano e quindi lo rassicurano, senza mai
fargli venire l’atroce dubbio che non sia Saramago a banalizzare il sacro, ma
sia il sacro a essere banale di suo. Banale e ridicolo come il re – quando si
smette di stare al suo gioco e lo si mette a nudo.
… al semplicismo teologico
Se poi, avendo accettato per un momento la tesi cattolica per cui “Dio è
all’origine di tutto” gli fai carico del male del mondo, anziché incartarti in
quelle filosofiche ragnatele tessute e disfatte senza costrutto per secoli da
teologi sopraffini alla Mancuso, cadi – secondo “L’Osservatore” – in uno
“sconfortante semplicismo teologico”. E a chi sennò, dovremmo mettere in conto
la straziante agonia di quel disabile non autosufficiente, di cui ha informato
qualche giorno fa la TV, costretto a lasciarsi morire di stenti per la morte
d’infarto della madre che lo accudiva e l’impossibilità di chiedere aiuto? O
dello tsunami, se non a Lui già espertissimo in diluvi universali? O del
terremoto dell’Aquila, senza togliere ai vertici della protezione civile e ai
costruttori disonesti un robusto concorso di colpa? O dell’incendio che ha
mandato a fuoco Sodoma e Gomorra, bambini innocenti (a proposito di embrioni)
inclusi? Ma la lista è lunga, quanto quella delle corbellerie, delle falsità,
delle bestialità e delle intollerabili crudeltà di cui è zeppa, insieme a passi
di rubusta efficacia narrativa e di splendida poesia, la Bibbia che Dio avrebbe
ispirato e da cui risulta che Dio stesso ha fatto sgozzare 450 sacerdoti di Baal,
tutta la popolazione di Gerico esclusa una vedova collaborazionista e via
ammazzando.
E a chi mettere in conto inquisizione e crociate, finché la Chiesa seguiterà
a dirci che lei “rappresenta” Dio in terra? O finché non scomunicherà espungendo
dalla lista dei “vicari di Dio”, quei papi (fatti invece santi, dal beato Urbano
II a san Pio V) che hanno ordinato crociate e roghi “in nome di Dio”?
Senza dimenticare, perché è all’origine di tutto, e soprattutto delle fortune
della Chiesa cattolica, il dogma imbarazzante ma inevitabile del peccato
originale: commesso dai soli Adamo ed Eva e da Dio addebitato, con protervia,
all’intera umanità. Per poter avere il pretesto di fare il gran gesto di
salvarci, mediante la morte del Figlio e l’intermediazione ben pagata della
Chiesa. Una vicenda torbida, da cui non esce bene neanche il Figlio, che chiama
“Padre” un tal farabutto e si presta alla sceneggiata.
Giorno verrà
Non dubito, essendo destino di tutte le cose umane, comprese quelle che si
millantano divine per avere soldi, controllo e potere, che un giorno anche il
cattolicesimo sarà spazzato via e con lui forme più rispettabili di
cristianesimo, coltivate con pudore senza volersi imporre con iattanza
all’universo mondo. Allora sarà messa, sul sepolcro e sulla religione di Cristo,
una pietra che non si solleverà né al terzo giorno né mai. E i nostri
discendenti potranno studiare, amare o deridere le leggende “cristiane”
sapendole comunque tali, come i cristiani fanno oggi con quelle delle altre
religioni e come tutti facciamo, complice Omero, con le vicende degli dei
antichi. Leggeremo la Bibbia come un’opera letteraria, simile ai poemi omerici,
anche se più disomogenea e con parti di valore letterario assai diseguale.
Parleremo di Gesù e di Maria come di Giove e Giunone. Buon relativismo a tutti.
Fonte:
www.cattolicesimo-reale.it/il-blog/quando-volano-gli-avvoltoi/
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